Recensioni in pillole: “Trúnó” dei Moses Hightower

Quest’oggi, noi di Musica Islandese Italia, vogliamo proporre agli ascoltatori una piccola sfida, come quelle che fanno i teenager su Yotube o Instagram. Vi sfidiamo a non muovere un singolo muscolo durante l’ascolto di questa canzone: “Non muoverti Challenge Icelandic Edition” potrebbe chiamarsi. Bene, perché Musica Islandese Italia è fermamente convinta che sia una sfida totalmente impossibile. I Moses Hightower (sì, come il personaggio di “Scuola di Polizia”) sono quanto di più particolare si possa trovare nella scena underground islandese, una piccola isola felice di soul/R&B come in Islanda non se ne vedeva da tempo. “Truno” è una canzone che offre all’ascoltatore una struttura e un sound molto semplici, quasi tenuti al minimo per conservare l’essenziale: una linea di basso semplice e non invasiva, un drumming pattern regolare e secco, un occasionale organetto a dare colore alla traccia e delle linee vocali morbide e rarefatte. Se questi pezzi, separati, sono quanto di più semplice si possa ascoltare al giorno d’oggi, la loro giustapposizione è quasi un fenomeno magico per quanto questi elementi si fondano alla perfezione e creino quel “groove” a cui è impossibile resistere. “Truno” è stata frutto di un lavoro certosino della durata di 3 anni, che ha impegnato la band nella ricerca dei timbri e dell’estetica migliore per un brano che, riassunto in una parola, altro non potrebbe essere che “Smooth”. Una tale cura del comparto musicale si riflette anche sul testo, sostanzialmente un racconto quotidiano ma quasi onirico e delirante di una semplice bevuta in una casa calda e confortevole di amici. Vi avevamo avvisato, preparatevi ad essere conquistati dal “groove” dei Moses Hightower.

Marco Seregni

 

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Ho ascoltato le canzoni del Songvakeppnin ’19 e sono perplesso

E’ la prima volta che mi accingo a commentare delle canzoni del Söngvakeppnin e, ad essere totalmente onesto, è anche la prima volta che mi interesso a questa manifestazione. Sarà la mia voglia di aderire allo spirito islandese e “islandizzarmi” sempre di più fino ad amare l’Hákarl, o forse sarà colpa del mio socio Gabriele, decisamente più interessato alla kermesse. Non saprei a cosa imputare questo mio interesse, in ogni caso ecco a voi un parere non richiesto sulla selezione del Söngvakeppnin 2019.

Daníel Óliver – Samt ekki
La canzone dura 2:58 minuti (neanche fosse un singolone punk) ma riesce nella titanica impresa di esaurire tutto ciò che ha da dire nel primo minuto. Timbro vocale di Óliver totalmente anonimo, base che cade nel dimenticatoio nei primi 20 secondi e un ritornello che ha la stessa presa di un gatto senza unghie. Non parliamo del bridge buttato lì a fine canzone, infiocchettato con tastieroni anni ’80 e finto scratch “djeistico” anni ’90, dalla folle durata di 16 secondi. Tranquilli, non vi arrivano i caschi blu dell’ONU in studio se smettete di fare pezzoni pop “strofa-ritornello-strofa-ritornello-bridge-ritornello”.

Elli Grill, Skaði and Glymur – Jeijó, keyrum alla leið
Canzone francamente imbarazzante, al
limite fra il cringe e il capolavoro, un po’ come ADRIAN LA SERIE EVENTO!11!!!. A parte gli scherzi, la canzone è talmente orribile da essere quasi bella. Parte che sembra l’inno di un mondiale di calcio tenuto nei Balcani, prosegue con una fantastica strofa offerta dai personaggi di Lazy Town sotto speed e offre il meglio con un ritornello che sembra uscito dal periodo peggiore dell’Italo-Dance, figlio d’amore fra Gigi Dag e Gabry Ponte. Da portare all’Eurovision solo “for the lol”.

Friðrik Ómar – Hvað ef ég get ekki elskað?
Canzone abbastanza innocua, praticamente una fusione fra pop melodico con qualche virtuosismo vocale e il classico sound R&B di New Orleans anni ’50-’60, in puro stile Charles Brown. Traccia carina, se solo non avessi già sentito qualcosa di praticamente uguale almeno 1000 volte da 1000 artisti diversi.

Hatari – Hatrið mun sigra
Partecipazione a super sorpresa visto il recente scioglimento della band sado/kinky/dark/post-industrial/electro/pop/anti-capitalism più famosa d’Islanda (come se ce ne fossero altre). Chi conosce gli Hatari non verrà sorpreso da questa canzone, tutti gli altri invece saranno a metà fra lo sconcertato e l’intrigato. Mi sbilancio: se l’Islanda vuole avere un minimo di chance di spaccare all’Eurovision, gli Hatari sono la scelta più ovvia. Certo, non vincerebbero mai ma vi immaginate le facce di pubblico ed ospiti durante l’esibizione? Oro puro. Però, a pensarci bene, portare una canzone dal titolo “Hate will prevail” (e con un messaggio politico così forte) all’Eurovision di Israele, potrebbe causare qualche incidente diplomatico.

Heiðrún Anna Björnsdóttir – Helgi
Canzone tenera tenerella che mette il buonumore, estremamente semplice nella struttura e nelle scelte timbriche: funziona e scivola via tranquilla. Non molto da dire, in una lista abbastanza deludente anche canzoni così innocue riescono a brillare.

Hera Björk – Eitt andartak
Poco da dire: la cantante ha sicuramente buone doti canore che, forse, avrei preferito veder messe alla prova con una canzone un attimo più originale. Fa un po’ troppo traccia anni ’90 alla Celine Dion.

Ívar Daníels – Þú bætir mig
Motivo folk che figurerebbe bene in qualche festival redneck in Kentucky, anche questa gioca molto sul sicuro: cassa dritta in 4/4 dall’inizio alla fine, arpeggio di chitarra in loop che offre un po’ di movimento ma risulta ripetitivo già al terzo passaggio. Voce del cantante piacevole se non fossa stata mixata in maniera discutibile, quasi messa in secondo piano rispetto alle chitarre, in modo tale da essere disturbata dalle stesse in alcuni passaggi.

Kristina Skoubo Bærendsen – Ég á mig sjálf
Canzone che mi ha piacevolmente sorpreso grazie a quel piccolo tocco soul dal sapore americano presente nella voce della cantante e alle interessanti scelte timbriche messe in mostra. “Mama Said” è il titoli in inglese e palesa (come se ce ne fosse bisogno) l’ovvissima strizzata d’occhio ad un pubblico “atlantico” ma, perlomeno, offre qualcosa di particolare rispetto al resto dei brani. Tolti gli Hatari è la canzone che più preferisco fra quelle proposte.

Tara Mobee – Betri án þín
Traccia molto facile all’ascolto che però punta un po’ troppo su degli elementi abusatissimi nella musica pop di ispirazione elettronica anni ’10: voce con un po’ di eco per dare profondità, clicks per dare ritmo, chitarrine per quel tocco analogico sempreverde (come piaceva al caro Avicii) e poi… un ritornello esageratissimo con synth che Owl City levati. Con questa canzone, qualche anno fa, Tara avrebbe spaccato ma ora risulta solo un po’ tutto già visto

Þórdís Imsland – Nú og hér
Non riesco a tradurre in parole quanto io trovi poco interessante la voce della cantante, quasi quanto il ritornello “ignorante” con cassa in 4/4 e synth attutiti. Purtroppo scivola via senza dire granché.

Marco Seregni

Monotonia e brevi lampi di genio al Söngvakeppnin 2019

Questo articolo è un breve commento personale alle 10 canzoni che saranno presenti al Söngvakeppnin 2019, fa riferimenro alle versioni cantante in lingua islandese.

Daniel Oliver: “Samt Ekki”
Canzone pop orecchiabile che riesce a rimanere subito in testa sin dal primo ascolto.
Ha un ritornello travolgente con un ritmo incalzante, ben strutturata dal punto di vista musicale grazie all’utilizzo massiccio di effetti sonori e sintetizzatore. Personalmente non la trovo così originale da poter impressionare il pubblico islandese.

Kristina Skoubo Bærendsen: “Ég á mig sjálf ”
Un brano con sonorità Soul e R&B, Kristina ha una voce davvero potente che si accosta perfettamente a questa tipologia di genere musicale. La canzone risulta essere ben strutturata, permettendo di mostrare al meglio le incredibili doti canore, della Bærendsen. Brano che mi soddisfa abbastanza, dato che cerca di sdoganare la monotonia dei brani pop presenti a questa manifestazione musicale.

Hatari: “Hatrið mun sigra”
Gli Hatari si presentano al Songvakeppnin con il loro marchio di fabbrica che li contraddistingue dalla massa, ovvero sonorità elettroniche hardcore accompagnate da una linea vocale scream e a tratti growl. Il ritornello mette in luce le doti canore in semifarsetto del trio, con un ritmo meno estremo rispetto a quello proposto durante le strofe, sempre di stampo elettronico ma riuscendo ad avvicinarsi maggiormente ai canoni dell’electic-pop. La parte finale del brano viene eseguita ad una tonalità più alta rispetto la linea vocale utilizzata.

Ivar Daniels: “Þú bætir mig”
Ivar partecipa a questa competizione canora con una classica ballata folk-country, che sicuramente può essere apprezzata dagli amanti del genere di oltre oceano.
Un brano tendenzialmente anonimo e piatto  non mostrano  cambi di genere o veriazioni di stile canoro se non nel finale, dove Daniels si diletta a mostrarci le sue capacità canore con acuti davvero ben riusciti.

Tara Mobee: “Betri án þín”
Tara ha uno stile musicale totalmente pop con  basi elettroniche che rispettano i canoni radiofonici e commerciali amati dai fan del contest euroepo “Eurovision Song Contest”. Il brano ha un bel drop sul ritornello con un uso di sintetizzatori che accompagnano la voce di Tara durante questa fase del brano. Una canzone travolgente che verrà apprezzata dagli amanti del genere pop.

Heigrun Anna Bjornsdottir: “Helgi”
Brano che sembra promettere bene nei primi secondi, ma che tende a deludere non appena Anna inizia a cantare. Risulta a mio avviso essere stato creato appositamente in inglese e quindi la versione in lingua originale non soddisfa, e anzi anche gli orecchi meno pratici del mestiere notano delle forzature durante diverse parti del brano, il quale risulta così poco fluido ed orecchiabile.

Þórdís Imsland: “Nú og hér”
Un brano che mi riporta indietro di almeno 20 anni, uno stile molto simile alla band danese Aqua. La canzone inizia con una voce pulita e delicata sostenuta nel pre ritornello da un coro e da una base elettronica molto anni 90. Nulla di così originale ed innovativo, penso che passi inosservata tra le 10 presenti.

Herra Bjork: “Eitt Andartak”
Herra si era già esibita all’Eurovision Song Contest nel 2010, e quest’anno ci riprova con una lenta ballata, delicata e armoniosa. Un genere musicale che ha già riscontrato un buon consenso negli anni in questo contest musicale. Herra è una delle concorrenti di quest’anno più favorite, principalmente per la sua notorietà europea acquisita nel 2010.

Helli Grill, Skaði, Glymur: “Jeijó, keyrum alla leið”
Un brano con una strana impostazione musicale. La prima parte “rappata” da Glymur è alquanto bizzarra e fuori dal comune, utilizzando la voce stridula che contraddistingue questo artista. Poco dopo la canzone presenta uno stacco netto rispetto a quanto sentito poco prima con cambio di genere totale, ritmo e cantante. Ci viene presenta così un’eterea voce femminile seguita da cori e da un ritmo dance anni 90 marcato ed insistente. Una canzone inusuale e davvero stravagante, che ai primi ascolti lascia basiti e perplessi gli ascoltatori, di sicuro si parlerà di loro nei prossimi mesi.

Friðrik Ómar: “Hvað ef ég get ekki elskað?”
Un’altra canzone lenta, definibile come ballata malinconica e sdolcinata, nulla da dire sulle doti canore del cantante, le quali sono davvero notevoli, il riesce a migliorare notevolmente verso la fine, dove un coro sti stampo gospel composto da voci femminili alza il livello del brano facendo risaltare maggiormente le doti canore di Fridrik.

 

Gabriele Savi

Recensioni in pillole: “Howls” degli Agent Fresco

Oggi torniamo indietro di qualche anno per proporvi un gruppo che, negli ultimi tempi, sta diventando uno dei nomi di punta del panorama islandese. https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51bCywNocwL.jpg
Nati nel 2008, gli Agent Fresco sono diventati presto uno dei gruppi più amati dagli appassionati di progressive rock, per via delle loro contaminazioni, folli ma funzionali, con generi quali jazz, math rock e alternative.

Ascoltare una traccia qualsiasi degli Agent Fresco potrebbe sorprendere anche gli ascoltatori più navigati: l’impatto sonoro della band è fortissimo. In particolare, le tracce del loro secondo album

“Destrier” hanno come filo conduttore la forte rabbia e la costante ansia che attanagliava il 

leader del gruppo, ARNÓR DAN ARNARSON, durante le fasi di registrazione e composizione. Il risultato è un album aggressivo, rabbioso e diretto ad un https://www.a38.hu/storage/app/uploads/public/5ac/ee5/21a/thumb_10403_1280_427_0_0_auto.jpgprimo approccio che, tuttavia, rivela una natura più metodica, complessa e “progressive” nei successivi ascolti.

“Howls” è la traccia che meglio esprime questo concetto: energica ed esplosiva sin dai primi secondi ma incredibilmente ragionata nei suoi dettagli, su tutti, per il complesso drumming pattern e l’uso sapiente degli archi. La rabbia espressa dagli strumenti si lega perfettamente alla malinconia espressa nel testo, che ricorda con frustrazione gli anni della gioventù in cui tutto era possibile. Tutto finisce velocemente come è iniziato e lascia l’ascoltatore sconvolto, sicuramente in procinto di schiacciare il tasto “repeat” per questo pezzo incredibile. Buon ascolto!

Marco Seregni

 

Recensioni in Pillole: “Random Haiku Generator” di Sin Fang, Orvar Smarason e Soley

Dopo un piccolo excursus nel mondo del rap islandese, torniamo su lidi più conosciuti. Oggi proponiamo “Random Haiku Generator” di Sin Fang, Orvar Smarason (componente dei Mum) e Soley, un autentico super gruppo!

La canzone nacque come parte di un progetto, che spinse i 3 artisti a creare 12 canzoni in un anno (una al mese), facendo poi confluire il tutto in “Team Dreams” un album uscito il 19 gennaio scorso. “Random Haiku Generator” è probabilmente la canzone più emblematica della raccolta: racchiude le cifre stilistiche dei 3 artisti e le fa dialogare in modo spontaneo.

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Orvar, sin fang e soley non hanno usato le parole per comunicare le proprie idee compositive: si sono passati audio per email, pezzi di testo, linee di melodie vocali scribacchiate su fogli; il tutto per creare una catena progressiva che aggiungeva un importante anello a ogni passaggio da una mente creativa all’altra. Per questo il testo sembra così “casuale” e spezzettato (random appunto) nelle immagini proposte ma così coerente nel “mood”, meditativo, rassegnato e sommesso. Più organico invece è il sound, che unisce atmosfere distese tipiche dei Mum e un elettronica quasi schizofrenica più da Sin Fang, con qualche tocco di delicatezza in puro stile Soley. E’ un brano complesso, malinconico, energico, meditativo e cangiante. Un capolavoro che solo artisti di questo calibro potevano creare.

Buon ascolto!

 

Testo/Lyrics

Glass me in the face
It’s what I deserve
The things that I have done
The things that I have said
We’ll meet them in the street
And turn the other cheek
Random haiku generator
Pulling down the sky
We’ll meet them in the street
And turn the other cheek
Random haiku generator
Pulling down the sky
The lengths that we will go to
To dry those crying eyes
Or just let the asphalt
Wipe away the tears
The meat industry
Won’t turn the other cheek
I flew over the ocean but I’ve forgotten all my lines
I stab up the clouds
Cornered crowded cows
Won’t ever see the sky
There is so much blood
Running down my face
All these algorithms closing in like walls
I know you want to kill them
Or turn the other cheek
Random haiku generator
Leave my life alone
Why can’t we look each other in the eye
A sheet of light
Separating the day
From the night
There is so much blood
Running down my face
But I can’t let your eyeballs
Soak up all the pain
We’ll meet them in the street
And turn the other cheek
Random haiku generator
Pulling down the sky
The lengths that we will go to
To dry those crying eyes
Or just let the asphalt
Wipe away the tears

Recensioni in pillole “Þetta ma” di Emmsje Gauti

Emmsje Gauti è un rapper islandese famoso all’estero per il suo stile con forti influenze americane e per i suoi ultimi brani, affini alle nuove correnti trap.

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E’ amato dal pubblico per la sua fortissima presenza scenica, che mette in mostra nel corso dei suoi folli e incredibili concerti. Per questo motivo è stato persino scelto dalla nazionale di calcio islandese per esibirsi al concerto che ha celebrato le qualificazioni della squadra al mondiale, che si è svolto in Russia quest’anno.

La sua carriera è fitta di collaborazioni con altri artisti hip hop islandesi tra cui Úlfur Úlfur e Friðrik Dór e il brano che abbiamo deciso di proporre oggi ne è un esempio. “Þetta ma” <Þ da pronunciare come la “th” inglese> è un duetto fra Emmsje e Herra Hnetusmjör (in inglese significa Mr. peanutbutter), diviso fra trap e hip hop tradizionale. Nella prima parte, Emmsje ci mostra la sua bravura con il suo delivery diretto e preciso, mentre nella seconda, Herra Hnetusmjör, ci regala uno straordinario extrabeat da lasciare tutti a bocca aperta per velocità e tecnica. Un perfetto connubio di rap e trap adatto sia ai puristi old-school che alle nuove generazioni. Un pezzo da pompare a massimo volume nelle casse delle vostre auto.

 

 

Recensioni in pillole: “Nýfallið regn” di Asgeir

Ásgeir Trausti Einarsson è uno dei cantautori islandesi più famosi in patria e all’estero.

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Il suo primo album uscito nel 2012, traducibile in inglese come “In the Silence”, ha avuto un tale successo in patria da raggiungere il disco di platino ed essere posseduto da più del 10% della popolazione islandese. Il suo sound è riconducibile all’onda indie folk anni ’10, contaminata da elementi di musica elettronica e rivista in chiave puramente islandese.

Anche quest’anno, è stato uno dei nomi di punta dell’Iceland Airwaves Festival 2018, noto festival musicale che coinvolge un vasto numero di artisti da tutto il mondo, i quali organizzano brevi concerti in location suggestive nella capitale, Reykjavik. Il brano che abbiamo deciso di proporre questa sera è la versione islandese della canzone “Torrent” (Nýfallið regn) ]*la lettera ð si pronuncia come il digramma th nell’inglese “them”*. Il brano gioca sulla doppia natura dell’acqua: ne esprime la potenza tramite un’energica melodia di pianoforte e un crescendo di rullanti, ne evidenzia la delicatezza grazie alla performance vocale di Ásgeir, caratterizzata dall’uso del semi falsetto.

 

 

Qui di seguito potete trovare la nostra collaborazione i ragazzi di “Goodnight Fabriano”, i quali hanno deciso di inserire durante la loro puntata trasmessa da Radio Sverso, una radio locale di Fabriano, la rubriaca bisettimanale dedicata alla musica islandese. Buon ascolto a tutti quanti. La puntata in questione è la S1, E3.

http://www.losverso.it/programmi/goodnight-fabriano/